Cuba, inferno e paradiso.

In questi ultimi tempi le cose stanno cambiando profondamente a Cuba. Si è aperto progressivamente uno spiraglio, una luce, soprattutto verso gli Stati Uniti d’America. Sapremo solo fra qualche anno se si tratta di un evento positivo o negativo..

 

 

 

 

E’ stata da poco abbandonata la doppia moneta (quella per la popolazione locale e quella per i turisti) e si è introdotta una moneta unica. E’ stata riaperta l’ambasciata USA che da decenni ormai era stata chiusa e un dubbio nasce lecitamente: l’impressione è che qualcosa stia covando sotto il manto di apertura e generosità dei rispettivi governi.

 

Tralasciando gli eventi recenti, voglio riportare qui in basso il pensiero di Ana Maria, una ricercatrice americana (ora insegnante) che ha vissuto la Cuba degli anni ’80 e ’90, quella del vero Fidel.

 

Ecco le sue parole:

“Ho vissuto a l’Avana (Cuba) tra il 1980 e il 1995. Quelli sono stati anni elettrizzanti, si è vissuto un breve ma eccezionale miglioramento del tenore di vita, poi però è arrivato un terribile periodo, quello dei primi anni ’90. Tutto è cambiato. Una chiusura totale. Sono riuscita ad avere contatti con la mia famiglia solamente due volte.

In quegli anni, vivere a Cuba era (ancora più di adesso) come vivere dentro ad una bolla, tutto il resto rimaneva fuori. Le notizie disponibili erano sottoposte ad una pesante censura, erano filtrate e manipolate. Cuba era realmente isolata dal resto del mondo.

Vivere lì significava perdersi quello che accadeva altrove. In definitiva si è trattato di un soggiorno fastidioso e rilassante allo stesso tempo.

In ogni caso, visto che la vita a Cuba ti riserva continui problemi da risolvere, si perde qualsiasi interesse per quello che accade nel mondo esterno.

Ad ogni modo i problemi della vita quotidiana permangono anche se non hai problemi di denaro. Questo perché non sempre è possibile acquistare quello di cui hai bisogno. Così, gran parte del tempo nella vita di un cubano è speso cercando ciò che gli serve. Ma quello che è disponibile oggi non è detto che ci sia domani. Ed è per questo che vivi senza riuscire a fare una pianificazione a medio-lungo termine.

Inoltre ciò che è permesso oggi, non è detto che lo sia domani. Ma è vero anche il contrario: a Cuba un sacco di cose impossibili sono possibili se si conoscono le persone giuste.

Questo è il motivo per cui vivere qui significa spendere molto del proprio tempo a curare le “public relations”, ossia cercare e occuparsi dei collegamenti tra le persone.

D’altra parte non si può vivere in maniera isolata. Qui si dipende dalla famiglia e dagli amici per sopravvivere. Ma si tratta di un fatto non così negativo come si potrebbe pensare. Questo è il motivo per cui il tessuto sociale è molto forte e le persone si aiutano a vicenda molto di più che in altri paesi.

E se le aspettative sono basse, la più piccola vittoria è un motivo per festeggiare. E se non è possibile pianificare il futuro, si può davvero godere il presente.

Visto che la vita è pregna di piccoli grandi problemi, conviene modificare il proprio modo di essere e ridere delle proprie sfortune, altrimenti ci sarebbe da impazzire.

Così in definitiva a Cuba si ride, si celebra e ci si gode la vita il più possibile“.